Dal 23 al 31 luglio, Laboratorio di Ricerca e co-progettazione – Bari, La Scuola Open Source. Iscrizioni aperte

La Scuola Open Source a Bari è un luogo dedicato all’innovazione, sociale e tecnologica, dove svolgere attività didattiche, culturali e di ricerca. Nel 2015 risultano tra i tre vincitori del bando CheFare per progetti di innovazione culturale, nonostante all’epoca fosse “soltanto” (le virgolette sono d’obbligo) una piattaforma finalizzata a mettere in rete chi aveva qualcosa da insegnare con chi aveva bisogno di formazione. Nel giro di questi anni, hanno lavorato assiduamente, hanno trovato uno spazio bellissimo nel cuore di Bari vecchia e hanno costruito tantissimo.

Oggi si presentano come un hackerspace, dove persone con interessi comuni nei campi dell’artigianato, tecnologia, scienza, arti visuali e poetiche, editoria, robotica, domotica, biologia ed elettronica e non solo, possano incontrarsi, socializzare e/o collaborare. Un centro di promozione del riuso in cui si svolge un servizio di raccolta per oggetti con tecnologia obsoleta al fine di promuoverne un riuso intelligente. Un FabLab: una piccola officina che offre servizi personalizzati di fabbricazione digitale, dotato di una serie di strumenti di prototipazione (stampa 3d, taglio laser, etc.). Un “community hub”, o se preferite un “centro di produzione culturale indipendente”. Un luogo che genera nuove opportunità, per tutti.

Dal 23 al 31 luglio La Scuola OpenSource offrirà un Laboratorio di ricerca e co-progettazione gratuito, che vedrà più di 20 docenti impegnati in un processo di formazione inedito. Trovi qui tutti i dettagli.

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Ecco una breve intervista ad Alessandro Tartaglia storico membro di SOS.

Marianna d’Ovidio: Qual è la filosofia della scuola?

Alessandro Tartaglia: All’inizio del secolo scorso, a seguito dei mutamenti sociali ed economici prodotti dalla Rivoluzione Industriale, in Germania un architetto di nome Walter Gropius concepì una scuola finalizzata alla creazione di nuove figure professionali, capaci di rispondere alla domanda d’innovazione prodotta dai mutamenti in atto.

Quella scuola era la Bauhaus. Un luogo che sarebbe diventato leggenda. Nacque dall’unione di un’accademia d’arte, di un istituto tecnico e di una facoltà d’architettura. Incrociando le competenze e lavorando su progetti reali, in pochi anni, con l’aiuto di molti docenti di fama internazionale, si diede vita a un esperimento pedagogico di portata storica.

Crediamo che oggi si viva una condizione per certi versi simile, prodotta dall’accelerazione della tecnologia e dalla brusca frenata dell’economia.

Siamo in crisi, e non vediamo l’uscita del tunnel. La ragione, per noi, è che il percorso da intraprendere non è lineare. Non bisogna solo saper andare avanti, progredire. Occorre sviluppare la capacità di muoversi in più dimensioni. Un’agilità cognitiva. Allo stesso modo crediamo che la presenza del digitale nelle nostre esistenze stia modificando sempre di più il dato culturale. Tutte le organizzazioni stanno diventando organizzazioni culturali. Ogni prodotto è ormai, anche, un prodotto culturale. Questa mutazione pone al centro la questione della “visione del futuro”. Per questo nasce SOS, perché crediamo che occorrano nuove figure professionali, nuovi spazi di aggregazione sociale, nuove modalità di apprendimento e trasmissione della conoscenza.

Poi c’è l’Open source.
Che per noi significa aperto, nel tempo e nello spazio, iterativo (non finito, opera aperta), adattativo (iterando migliora, e se le condizioni del contesto mutano, si adatta), non lineare (non esiste un disegno già dato, il disegno si compone iterando il processo, e non vi è alcun risultato finale, solo una successione continua di fasi). È un concetto filosofico, che trascende il dominio semantico dell’informatica, apre prospettive politiche, economiche e sociali nuove. (Qui un approfondimento: http://lascuolaopensource.xyz/blog/la-didattica-open-source)

M.d’O. E la città? Come si inserisce il percorso di SOS nell’ambiente urbano? Lo comprende? Lo modifica? Vi interviene? In che modo?

A.T. Lavoriamo in modo cooperativo su progetti reali (ad esempio i gruppi formatisi nell’ambito del corso in Design della Comunicazione hanno progettato l’identità per 3 organizzazioni culturali attive nel borgo antico di Bari: la Biblioteca Santa Teresa dei Maschi, il Museo di Santa Scolastica, e il Museo Diocesano).

I docenti apportano la conoscenza e guidano il processo, i tutor intervengono per facilitare il lavoro, organizzarlo, implementare tecnicamente il processo. I partecipanti lavorano assieme a docenti e tutor per realizzare progetti concreti. Siano essi robotici, informatici, artigianali, artistici, o teorici.

In questo modo, attirando docenti provenienti da tutto il paese e in alcuni casi anche dal resto del mondo, seminiamo competenze sul nostro territorio, aggregando allo stesso tempo persone. Nel tempo questo processo ci permetterà di avere direttamente sul territorio nuove competenze, frutto della contaminazione tra quelle innestate.

M.d’O. Come vi descrivereste all’interno di un processo di rigenerazione urbano?

A.T. Come un agente mutageno.

M.d’O. Entrando nello specifico del laboratorio: cos’è l’elemento più innovativo? secondo te perché uno studioso di città potrebbe essere interessato? Al di là del programma dell’evento (che uno può guardarsi qui: http://www.lascuolaopensource.xyz/XYZ/) che cosa offrite ai partecipanti?

A.T. Radicalità, Coerenza, Follia, Empatia e Curiosità.

Cinque cose di cui il nostro tempo ha tremendamente bisogno.

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